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† Silent Hill Origins Recensioni †

Questa sezione è dedicata alle recensioni di Silent Hill Origins. Pareri positivi o negativi, considerazioni di vario tipo, tutto è ben accetto, purchè riguardi il capitolo in questione.


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Recensione di Heaven

Nonostante ancora non porti a termine l’avventura, mi sento pronta a tirare le somme e delineare un quadro generale di questo capitolo della saga, prequel del capostipite.
Partiamo con qualche accenno della trama. Il gioco ci vede vestire i panni di un camionista, Travis Grady, la cui vita, a causa di un misterioso incidente nell’introduzione, si intreccerà inesorabilmente, in un crescendo di mistero e tensione, con le esistenze di figure già note agli appassionati della serie.
Sin da subito, infatti, ci troveremo dinanzi una situazione che molti di noi avranno provato ad immaginare in questi anni.
Sto parlando dell’incendio, ancora sotto alcuni aspetti avvolto in un alone di mistero (ancora per poco?) che ha raso al suolo Casa Gillespie e distrutto per sempre la vita di una bambina,e forse non solamente la sua.
Detto questo, pare giusto allontanarsi dagli aspetti meramente contenutistici, che sono certa avrete voglia (se non lo state già facendo) di scoprire da voi, per passare ad esaminare il gioco nei particolari.
Vorrei fare un appunto iniziale che mi sta molto a cuore. Quest’appunto vuole porre l’accento sulla questione del ritorno che, anticipo, è stato secondo me un grande ritorno.
Si, perché in Silent Hill Origins, o Silent Hill 0 che dir si voglia, non c’è solo il ritorno alle vicende che ci hanno coinvolto nel viaggio di Harry Mason, ma ci sono anche molti altri ritorni, forse meno significanti, forse altrettanto o forse anche di più, decidetelo voi. Fatto sta che per me è stato un colpo al cuore, e di quelli belli.
Ma forse, per chi, come me ha subito, con l’uscita di The Room, quella che chiamerei senza indugio una batosta, non sarà così strano comprendere perché non posso esimermi dal affermare qualche concetto fondamentale.
Siamo tornati a Silent Hill,ragazzi, ed era da tanto, forse dall’uscita di Silent Hill 2, che non desideravo altro.
Si, perché in Origins abbiamo una torcia e una radio (Travis ne sarà dotato già dalle fasi iniziali). Si, perché in Origins avremo l’adorata libertà di esplorare la cittadina, vagando in cerca di una meta lungo le strade,in compagnia di creature inquietanti. Si, perché in Origins c’è la nebbia, e che nebbia ragazzi.
E forse già queste poche cose, che sembrano di poco valore ma non lo sono davvero, basterebbero a rendere questo un gran capitolo della nostra saga preferita. Ma c’è molto altro, e vedrò di condividerlo con voi che leggete.
Un primo aspetto da esaminare potrebbe essere il comparto grafico, e Origins ne vanta uno davvero eccellente, tenendo conto che il gioco è appositamente stato creato per una console portatile. La cura dei dettagli è buona e a tratti riesce ad essere persino divina. Vi consiglio di soffermarvi ad osservare i giochi di luci ed ombre, splendidamente creati.
Non da meno il design dei personaggi e delle creature, ben integrati con il resto della grafica e animati in maniera meravigliosa. Un bel dieci e lode sotto questo punto di vista è più che meritato, ma ci sono punti molto più importanti, a mio parere, della grafica.
Restando grossomodo in tema, mi verrebbe da fare un’appunto sulle ambientazioni di questo capitolo. Il primo grande scenario che visiterete con Travis, dovreste conoscerlo molto bene, e forse riuscirà persino a suscitarvi malinconia il vederlo così fedelmente ricreato. Ma il meglio, a quel punto, dovrà ancora arrivare. Le ambientazioni che visiterete successivamente saranno probabilmente tra le più suggestive che la serie ci ha mostrato finora, capaci già da sole di incutere più d’una emozione. La stessa opinione vale per gli scenari di entrambe le dimensioni (sullo switch mi soffermerò dopo). L’Otherworld torna più inquietante che mai, a farvi tremare. Torna con la sua ruggine, con le sue grate, con le tenebre che metteranno tutto in discussione. Molto, molto interessanti, anche le diverse camminate (o corse, scegliete voi) lungo le strade che pur, almeno alcune, conosciamo, della nostra adorata cittadina. Immersi tra la nebbia, in compagnia di strane creature, sempre sull’orlo del baratro.Tutto sommato, insomma, lavoro eccellente anche per le ambientazioni.
Poiché le ho citate poco sopra, è il caso di parlare delle creature presenti in questo Origins.
Come vedrete ci sarà qualche pseudo ritorno di fiamma (The Butcher, Straight Jacket n.d.a). Se sia dettato dalla scarsa originalità, o da motivi di fondo che sapranno esaurientemente giustificare il tutto, ancora non lo so.
Anzi, per quanto riguarda il nuovo Lying Figure (lo Straight Jacket) la motivazione apparirà presto chiara, almeno per me è stato così. I nostri amati mostriciattoli tornano più in forma che mai con Origins. Design inquietante, versi raccapriccianti, movenze disumane e al contempo umane. Anche qui c’è un ritorno. Un gran bel ritorno alle creature pregne di significato, e lo scoprirete man mano che andrete avanti nel gioco. Tutte, infatti avranno ancora una volta la loro ragion d’essere, spesso inquietante, altre volte curiosa, ma ce l’avranno, ed è una gioia immensa scoprirsi ad ipotizzare queste giustificazioni.
Lasciando da parte le questioni di cuore, queste creature sembrano anche più intelligenti, o, vedetela come vi pare, meno disinteressate a voi nella persona di Travis. Vi rincorrono, senza demordere, sono svelte, astute, insomma, dei genietti del male, che comunque non hanno impedito alla sottoscritta di agire come più ama, ovvero scappando, evitando quante più creature possibili.
Qualche nota sul gameplay, adesso, con particolare attenzione al nuovo sistema di switch dimensionale.
Vedete, questo capitolo, e credo che il suo punto di forza stia proprio in ciò, è riuscito ad essere innovativo in modo trasparente, senza distruggere quelle che sono le peculiarità della saga che ci ha accompagnato, emozionandoci, lungo questi anni. La giocabilità, infatti, è proprio la classica dei primi capitoli di Silent Hill. La bella visuale in terza persona, l’utilizzo della torcia (che se spenta e accesa con sapienza vi risparmierà diversi scontri), le funzionalità della radio che abbiamo imparato ad amare. Si cammina, si corre, si aprono porte, si combatte con armi da fuoco, le solite cose insomma.
Tutto questo, per far capire che Origins ha innovato senza togliere assolutamente nulla alle caratteristiche incancellabili della serie, bensì aggiungendo qualcosa.
Stavolta si ha infatti la possibilità di combattere a mani nude. Si, il nostro robusto camionista mena le mani, e lo sa anche fare. Se ci pensate, il fatto più strano è che questo non fosse possibile negli altri capitoli. Voglio dire, quella di utilizzare il nostro corpo per attaccare o proteggerci, dovrebbe essere la prima, istintiva reazione nei confronti delle creature. Così come, parrebbe naturale cercare di avvalersi di qualsiasi oggetto ci capiti tra le mani per attaccare ed in Origins anche questo è possibile. In aggiunta, poiché, se come premessa c’è quella di prelevare ed utilizzare tantissimi oggetti, per non dare al giocatore la disponibilità di un arsenale praticamente infinito, le armi bianche subiscono l’usura e si rompono inesorabilmente dopo qualche utilizzo. Ci saranno oggetti monouso (la televisione, il tostapane) e moltissime altre armi con efficacia molto differente anche a seconda delle creature, che si romperanno poi in tempi diversi. Per dare un’ulteriore varietà ai combattimenti è stata aggiunta anche la possibilità di difendersi, da alcuni tipi di attacchi, tramite la pressione di alcuni pulsanti. Quest’aspetto non è straordinario, non vi farà fare salti di gioia, ma aggiunge comunque varietà, il che non è un male.
Ma, veniamo al punto che citavo prima: lo switch dimensionale.
Nei primi (unici) tre capitoli della saga di Silent Hill, l’avvento dell’Otherworld, e il ritorno alla dimensione avvolta dalla nebbia, avvenivano in maniera assolutamente inaspettata, sorprendendo il giocatore, e spaventandolo non poco.
Inoltre i cambi sancivano contemporaneamente anche momenti particolarmente importanti del gioco, e l’effetto sorpresa sapeva sottolinearlo benissimo, assieme all’indimenticabile e terrorizzante suono della sirena.
Bene, in Silent Hill Origins, dite ciao ciao all’effetto sorpresa, poiché sarete voi, e solo voi (sarà poi davvero così?) a decidere di passare da una dimensione all’altra. Travis, noi, possiamo deliberatamente avvalerci di qualsiasi specchio che troveremo nelle ambientazioni, per ritrovarci in pochi secondi nella realtà alternativa o in quella nebbiosa.
Se da un lato, come avrete capito, c’è la pesante privazione dell’effetto sorpresa dei precedenti capitoli, dall’altro, lo capirete giocando, c’è un’ulteriore aggiunta di varietà al gameplay, che sapranno addurre spunti spesso più che interessanti. Tutto ciò, ovviamente, potrete appurarlo solamente giocando.
Ma non è tutto qui. Poiché quei momenti che erano delineati precedentemente dai cambi dimensionali, saranno invece delineati in Origins da un aspetto che era stato finora complementare. La sirena, sarà lei a far scorrere le lancette dell’orologio dell’esistenza SilentHilliana di Travis Grady.
Detto ciò, sarete voi a decidere se questa innovazione vi farà piacere o meno.
Passiamo ad altro. Un altro punto fondamentale che caratterizza la serie Konami, è dato dagli enigmi.
Anche Origins ne presenta diversi e di vario tipo. La mia opinione in merito è piuttosto positiva seppur non eccellente. Tenendo pur conto che ancora non termino il gioco, finora gli enigmi si son rivelati sempre interessanti, ben congegnati,seguendo una logica che è più intuitiva che altro. Oltretutto scoprirete che i riferimenti e le simbologie avranno la loro pesante importanza anche in questo capitolo.
Mi avvio alla conclusione, ma prima vorrei toccare gli ultimissimi punti: l’atmosfera, la colonna sonora, musiche e il dispiegarsi della trama, che son poi aspetti spesso correlati tra loro.
Sull’atmosfera in fondo non c’è molto da dire, c’è solo da viverla per scoprire quanto sia simile a quelle di cui ci siamo tutti innamorati. In Origins c’è la riscoperta di quella tensione originaria che ci accompagnerà sin dall’inizio, la paura di ciò che non vediamo, l’inquietudine che sarà suscitata da una grande varietà di aspetti, a partire dagli splendidi effetti sonori, continuando con le interazioni con gli altri personaggi, terminando con le rivelazioni della trama.
Talvolta potreste provare emozioni che forse solo uno dei capitoli è stato in grado di suscitare finora. Mi riferisco a sensazioni di angoscia e oppressione, il timore ingiustificato di andare avanti.
Questa splendida atmosfera, impagabile, sarà sempre accompagnata da una colonna sonora eccezionale, di quelle a cui Akira Yamaoka ci ha abituati. Ogni singolo effetto sonoro contribuirà a far crescere tensione ed atmosfera. Dai versi delle creature, al rumore dei vostri stessi passi, dalle musiche sapientemente inserite in momenti particolarmente importanti del gioco, quando poco prima regnava il silenzio. Tutto perfetto, per una colonna sonora che potrebbe aspirare a divenire tra le migliori della serie.
L’ultimo appunto è da farsi sulla trama e sul dispiegarsi dei nodi principali. Anche in Origins, i particolari si andranno svelando col passare del tempo, col proseguire nell’avventura,come è ovvio che sia. In modo eccezionale, i momenti in cui si è deciso di far venir fuori una verità, di svelare un tassello, sembrano sempre quelli giusti.
Ho molto apprezzato il ritorno dei documenti criptati, che vi spingeranno ad interrogarvi all’infinito, fino a quando non scoprirete la verità. E splendida anche l’aggiunta di alcuni intermezzi interessanti quanto inquietanti anche per il modo in cui si presentano. Spesse volte, in momenti importanti, lo schermo diverrà grigio, tutto, potremo ancora muovere Travis, ma di sottofondo partiranno delle sequenze di dialogo sempre fondamentali per la trama. Che siano flashback, oppure atti di un’opera di Shakespear, questi momenti sapranno turbarvi sapientemente.
Sempre per quanto riguarda la trama, devo,per concludere, fare davvero un ultimo appunto.
Come sapete le vicende del gioco sono antecedenti a quelle di Harry Mason nel lontano primo capitolo. Intuibile quindi che la trama giri intorno alle vicende dei Gillespie, di Alessa, del Culto.
Questa considerazione non è errata, certo. Ma scommetto che vi farà piacere (e qui torna la similitudine con uno dei capitoli in particolare) scoprire che si è deciso di dare un’importanza fondamentale alla vita di Travis, al suo passato, alla sua psicologia, in un dispiegarsi lento, inesorabile, che vi lascerà col fiato sospeso e molti interrogativi.
Mi fermo qui, ma potrei continuare per molto, ne sono sicura.
Come ultima cosa vorrei fare una considerazione, e un ringraziamento.
Ricordo ancora il disgusto profondo quando vidi i primi video di gamella di questo gioco.
Quelle creature che creature non erano, ma parevan mostri alieni. Quella visuale tremenda, quella barra dell’energia..
Sembrava un degno erede di The Room, o di un Resident Evil 4 (che non ha un sottotitolo, altrimenti mai mi permetterei di chiamarlo Resident Evil). C’è stato un attacco feroce nei confronti di quei risultati che facevano rabbrividire a dir poco. Qualcuno s’è accorto di aver sbagliato, do dover tornare indietro e di molto.
Poi la svolta. Un’incredibile svolta.
Il risultato è quello che abbiamo davanti agli occhi, quello che stiamo vivendo e giocando. Un ritorno che definire in grande stile è forse riduttivo.
Il mio grazie va alla Konami, in primis, creatrice di questa saga che sa dare emozioni indescrivibili, ma un grazie maggiore va alla Climax, così duramente criticata, da me per prima, ma che è stata in grado di far ricredere, ne sono sicura, migliaia di giocatori.
Grazie per questo splendido Silent Hill. Un’origine migliore di questa non avrei saputo immaginarla.