Jack Jason
JACK JASON…
I SUOI SOGNI LO SPINGONO A SILENT HILL…
CHE MISTERO SI NASCONDE?
JACK JASON è il nome di un falegname di 33 anni, abitante della North Carolina, esattamente a Durham, non molto distante dalla capitale.
Da un po’ di tempo era più stressato e la notte faceva degli incubi molto strani…Un cartello con una scritta <S-len- Hil- >…un letto ospedaliero, con sopra la sua fidanzata (LOUISE PENNINGTON)…dei complementi d’arredo abbastanza aristocratici ammucchiati…un suono di campane…una strana faccia demoniaca immobile…un uomo anziano ai piedi di un quadro molto colorato che si stava dissolvendo.
“Cosa vorranno significare?” si chiedeva sempre Jack. La sua fidanzata insisteva sul fatto che era soltanto a causa dello stress, ma Jack non era convinto…”Qualche significato dovranno pur avere!!e ne sono sicuro!”.
La notte stessa rifece un incubo simile agli altri, ma il soggetto era un enorme e lungo corridoio. “Basta!”gridò appena svegliato…accese il computer e cercò “Slen Hil”…”FORSE CERCAVI SILENT HILL” usciva scritto dal motore di ricerca.
Dopo alcune discussioni con Louise, Jack prese il suo zainetto, infilò delle cose da mangiare, e uno sparachiodi come arma, e dopo un lungo viaggio giunsero nei pressi della città.
Non c’era nessuna via di collegamento per quella misteriosa “collina”, e questo inquietò particolarmente il nostro giovane amico...si fermò un’oretta ad un bar nei pressi e chiese informazioni su questa città, visto che su Internet aveva soltanto trovato le mete turistiche di Silent Hill. Fu CARL PRESTON, un anziano signore, a rispondere alla domanda di Jack:
-”Non oserai mica andarci?”
-“Bèh…si…”
-“Non penso sia una buona idea”- disse il vecchio –“E poi non ci si può arrivare!-“
Già…ho notato…”- Disse Jack.
-“Un giorno, dopo la scomparsa di diverse persone le strade sono “crollate”…mah!”
-“ Oh mio Dio!”- Disse Jack scosso, e la fidanzata lo incitava ad andare via.
“Bèh, grazie mille signor Preston, è stato un piacere…anzi non tanto per quello che mi ha raccontato...”- Disse Jack sorridendo.
-“ Figurati…!!” –Disse il vecchio con una forte risata.
-“Noi ce ne andiamo. Arriveder…”- Non fece in tempo a finire il saluto quando il vecchio Carl esclamò…
-“Meglio che non andate a Silent Hill…!”
Ma Jack, lasciato il bar, era intenzionato a veder meglio se c’era la possibilità di raggiungere quella collina, nonostante la forte opposizione di Louise. Arrivati al punto di prima notarono una cosa che li fece rimanere pietrificati…era comparsa una strada che prima non c’era…Jack lesse il cartello della città…
<S-len- Hil- >…
-“Oh mio Dio…proprio come l’ho sognato io…! Oddio Louise…comincio ad avere un pò di paura…!”
-“Sta calmo…sta calmo…!” Ma nessuno dei due era calmo…
Cominciò a guardarsi intorno da dentro la macchina…e non vedeva nient’altro che una fitta nebbia…ma ad un certo punto alzò gli occhi verso un edificio e vide la sagoma di un “uomo”. Parcheggiò subito l’auto e scese insieme a Louise…cominciavano a tranquillizzarsi.
Salirono le scale e arrivarono nella stanza dove si sentivano dei rumori….aprì la porta chiedendo permesso…e vide di fronte a sé, a 3 metri di distanza, un uomo un po’ strano…aveva le gambe molto storte…abbastanza basso…sul metro e 30…una testa molto piccola e le braccia lunghe…che emetteva strani suoni e dondolava sul posto…
-“ Mi… mi scusi…”- Disse a bassa voce Jack. E immediatamente lo strano uomo cominciò ad avvicinarsi a passi lunghi, ma lentamente. I suoi passi sembravano molto affaticati… e mentre si avvicinava, con le sue braccia faceva cadere la roba che era appoggiata su un tavolino, provocando una gran confusione.
Louise disse urlando “Ma che cazzo è quel cosooo?!?!?!” Allora Jack fece un balzo all’indietro, si tirò verso di sé Louise e chiuse con un violento botto la porta. Cominciarono a correre per le scale e salirono in macchina…Volevano andarsene da Silent Hill…ma la strada che avevano preso era scomparsa. Così spinse sull’acceleratore e andò alla cieca per 1-2 chilometri. Frenò improvvisamente e si trovò davanti all’ospedale Brookhaven. Lì, all’ingresso dell’ospedale, davanti alla porta d’ingresso vide un uomo che sembrava essere un medico perché vestiva un lungo camice bianco. Jack Scese lentamente dall’auto insieme a Louise, si tenevano mano nella mano, e si avvicinarono al dottore con un’aria molto sospetta e spaventata.
-“Sa…Salve…”- Disse Louise mentre il medico la fissava…e il medico rispose.
-“Buongiorno!”
-“Abbiamo incontrato un uomo davvero molto strano…e non si sa nemmeno se era un uomo…”
-“Non so…di cosa…state…parlando…”- disse con un’aria un po’ preoccupata.
-“Eppure c’era, non so co…”- Non finì di parlare quando si sentì un rumore da dietro le sue spalle e vide il dottore alzarsi di scatto…Jack si girò e vide Louise per terra…era svenuta.
Dopo una corsa nell’ospedale, Jack, seguendo il dottore, portò Louise nella stanza di degenza C1 e la stese sul letto. “Anche questo ho sognato” – pensò.
-“Non è niente!”- Disse il dottore -“era molto agitata ed è svenuta…si riprenderà tra un paio d’ore. A proposito…io sono il dottor FRANK HARTEN. Felice di averla incontrata. Lei è…?”
-“Jack Jason.”- Rispose molto agitato.
-“Si calmi…non è niente di grave!”
-“Ok!”- Esclamò Jack.
Non parlarono di Silent Hill, ma di quel “coso” che avevano visto prima, e il dottore continuava a ripetere che non aveva mai visto niente del genere…poi improvvisamente disse:
-“Non ti sei accorto che in quest’ospedale siamo solo noi?”
-“Sinceramente no…”- Disse Jack affacciandosi alla porta della stanza.
Dopo una mezz’oretta Jack scese nell’atrio dell’ospedale e lasciò Louise nelle mani del dottor Harten. Trovò una mini-mappa di Silent Hill nell’ufficio e una torcia e li mise nella tasca. Accese la torcia e si rese conto che funzionava.
Entrò in macchina, ma si rese conto che non partiva più…il motivo non si sapeva…così dovette proseguire a piedi. Consultando la mappa perlustrò i diversi edifici di Silent Hill nella zona dell’Observation Deck: non trovò niente d’interessante. Così ritornò sulla Nathan Avenue e di fronte al Bowling vide un uomo simile a quello di prima…braccia lunghe, testa piccola e gambe storte…che si avvicinava a passi lunghi verso di lui con le braccia appese che gli facevano piegare le spalle.
-“Chi sei?!?!?!”- chiese urlando Jack. Ma l’“uomo” non rispose con parole…ma con lamenti…anzi, non sembrò nemmeno una risposta. Poi l’“uomo” lo attaccò, ma Jack, pur non aspettandoselo riuscì a schivare l’orribile braccio che veniva “lanciato” contro di lui. Corse all’indietro, si tolse lo zaino e prese uno sparachiodi e gli piantò una dozzina di chiodi in testa per farlo cadere a terra, allora prese un bastone di legno lungo circa 50 cm e lo colpì con tutta la sua forza mentre le sue enormi braccia continuavano a ondeggiare sull’asfalto. Schizzò molto sangue, tanto da macchiare il giubbino di Jack.
-“Vaffanculo!!”- Gridò; ma ad un certo punto si girò e vide diverse sagome simile a quel mostro. Il suo volto si impallidì all’improvviso e esclamò: -“Oh cazzo!!!”-
Subito corse per prendere lo zaino e se lo mise sul polso per non perdere tempo. Dal suo sguardo si capiva che aveva paura…Corse sempre per la Nathan Avenue. Arrivò fino al Luna Park sulla Sandford Street, ma era chiuso…anche l’Hotel era chiuso…girò a sinistra per la Bachman Road, ma lui non consultava più nemmeno la mappa, arrivò fino all’incrocio con Bloch Street, ma vide che davanti la strada era chiusa, bloccata da qualcosa: non riusciva a capire che cosa, la nebbia era troppo fitta. Girò a destra e vide una chiesa…entrò e incontrò il vecchio Carl Preston, l’uomo del bar: era davanti all’altare a pregare…
-“…Cosa… ci… fa lei… qui?”- Chiese faticosamente Jack: aveva un gran fiatone…e si inginocchiò per la debolezza.
-“Prego…tutte queste cose malvagie finiranno tra poche ore…”- Disse con un’aria malefica.
-“Li… ha… visti?”- Chiese Jack.
-“Si…Sono i “demoni del Paradiso” e sono venuti per assistere alla fine della malvagità!!!”- Urlò il vecchio.
-“Demoni… del Paradiso?”- Chiese Jack con un’aria meno faticosa…era soddisfatto che qualcuno potesse dare spiegazioni su quei “cosi”…
-“Prego per il Dio che verrà e punirà i peccatori…!! I sudditi di Lui sono già arrivati!!! Ci siamo!!! La Venuta ha inizio!!”
-“Ma di cosa sta parlando??” Chiese Jack con aria preoccupata.-“Ma…ma…Come ha fatto ad arrivare fin qui? Le strade non erano crollate?”
-“Il Dio mi ha voluto…Siamo tutti qui per assistergli…Siamo peccatori…ma Lui ci perdonerà!!!!!”- E subito dopo gli disse: –“Guarda qua!”. Gli mostrò un quadro molto colorato con una donna angelo che apriva una porta…ma quella porta intorno aveva una cornice …e quella cornice somigliava a quella del quadro stesso…
-“Cosa vuol dire?”- Chiese Jack al vecchio.
“Lo capirai…cerca di sopravvivere, o peccatore!! E lo saprai presto…!”
Dopodichè Jack si girò e andò verso la porta di uscita…trovò una chiave su un bancone…c’era scritto qualcosa:
“USALA! JACK”
“---T-N”
-“Ma che diavolo??”- si chiese Jack. Sulla chiave c’era scritto “Chiave Ponte Elevatoio”.
Uscì dalla Chiesa lasciando Carl a “pregare”.
-“Mio Dio…ma che sta succedendo qui?!” si chiese Jack.
Andò a destra e proseguì dritto fino al ponte…salì per le scale e azionò il ponte…era alzato e si abbassò.
Consultò la mappa e urlando disse:-“Madonna mia…l’uscita è sempre più lontana…mi sono rotto di questa schifosa città!!!!!!!!!!!!!”- Gridò con tutta la voce che aveva in corpo, ma non fece tanto bene: infatti dei lamenti cominciavano a diventare sempre più acuti…erano loro…i “demoni del Paradiso”. Venivano da destra e per evitarli andò subito sulla sinistra, ma proseguì dritto. Si trovò la strada bloccata, senza pensare andò a sinistra e proseguì per quella strada. Si fermò proprio di fronte ad una porta aperta con una scalinata che scendeva: era un’antica bottega. Entrò e vide tanti oggetti da arredamento ammucchiati senza un ordine preciso. -“Sono convinto che mi sto avvicinando al dunque…forse quei sogni…era tutto previsto…”- Disse Jack. -“Chissà se Louise sta bene…”- Pensò. Tra tutti i mobili e altri complementi d’arredo, fu colpito da una libreria: era molto alta e sotto di essa c’erano dei segni come se la libreria fosse stata spostata; sul fianco c’era scritto qualcosa:
“Ci son diverse pagine
Alcune diverse per immagine,
Molte però son diverse per il contenuto
Che per scriverle dovevan aver saputo:
L’Illuminismo Europeo
Chi le ha scritte non era un semplice Amedeo;
Ci son tanti nomi da ricordar
E lì le cose non le puoi inventar;
Essere o non essere? Questo è il dilemma
Se lo sposti non esce la gemma;
Favole per bambini, facili da scrivere,
Son semplici e scorrevoli, ma insegnano a vivere.
Son quattro i libri davvero importanti,
Gli altri son falsi, eppure son tanti;
Se io amassi la vita mia
Toglierei le inutilità dalla libreria.”
E più sotto:
“SPOSTALA…”
“M--T-N”
Provò a spostarla, ma non ci riusciva, così tolse dalla libreria i libri che non coincidevano con la scritta. Ne rimanevano giusto 5. CLICK! Jack riprovò a spingere la libreria e la spostò. Dietro c’era un’altra stanza: era piccola, piena di candele accese e quadri. Su un tavolo c’era uno strano oggetto triangolare. Sul muro c’era scritto:
“IO TORNEREI ALL’OSPEDALE SE FOSSI IN TE…PRENDI IL TALISMANO…TI SERVIRÀ…”
“MA-T-N”
“Ma chi è quello che le scrive?” Si chiese Jack con aria sbalordita. “Il nome sembra Martin, ma non mi viene in mente nessuno! Comunque è meglio che vada a controllare Louise…Prese il Talismano e uscì. Notò che aveva una strana faccia impressa su un lato e sopra c’era scritto “Amuletum”.
-“Spero che quei mostri non siano ancora in giro…!”-
Uscendo dall’antica bottega non sentiva niente, solo i suoi passi, nient’altro…
-“Che fortuna, che sia questo Talismano?”-
Dopo aver fatto il primo passo tutto cambiò intorno a lui: la strada non era cemento, ma una specie di grata, la nebbia scomparve e calò il buio. Si guardò intorno e disse con aria ironica:
-“Che fortuna! Che sia questo Talismano?”- Accese la torcia e arrivò all’ospedale Brookhaven.
-“Ma che cosa è successo?”- Si guardava intorno e l’unica cosa che vedeva era l’edificio dell’ospedale. Impugnò lo sparachiodi e raggiunse l’ospedale. Entrò e l’ospedale era tutto diverso…pareti piene di sangue, pavimenti macchiati di rosso, ma quel rosso non era sangue. Subito entrò nella stanza C1 dove stava Louise… ma non c’era più. A fianco al letto trovò il corpo del dott. Harten steso per terra con enormi ferite da taglio.
-“Oh mio Dio…Louiseeee!!! Dove seiiii!?!?!?!?!?!!!!!!!!! Oh Dio!!!!!”- Jack cominciò a piangere e smise solo quando trovò un foglio per terra:
“NON SEI IN RITARDO…CERCALA DOVE NASCERÀ IL DIO…! TI SERVIRANNO…”
“MARTIN”
-“Fatti vedere!! Cosa vuoi da me?? Vigliacco fatti vedereeee!!!!!!” Disse Jack mentre stava ricominciando a piangere. Era disperato. Prese i proiettili e uscì di corsa dall’ospedale. All’improvviso si sentì un suono di campane… -“Questo suono l’ho già sentito… Già!! Il sogno!! Dopo che cosa veniva…? Che cosa…veniva…?!”.
Rifece la stessa strada che aveva fatto prima e sentiva il suono di campane sempre più vicino…proveniva dalla chiesa. Arrivò davanti la chiesa e le porte erano aperte, e vicino alla porta era incisa una strana faccia…
-“Questo l’ho sognato…E dopo che veniva…??...Il quadro!!!!!”.
Entrò in chiesa e vide il vecchio Carl davanti al quadro che man mano si dissolveva sempre di più…
-“Come immaginavo…!!”- Disse ad alta voce Jack attirando l’attenzione del vecchio.
Carl Preston si girò e lo guardò con un’aria soddisfatta.
-“Molto…bene…! Il sacrificio sta per essere compiuto!! E tu non riuscirai ad evitarlo!!!”- Disse Carl con aria malefica.
-“Stai parlando di Louise!?!?!? Dov’è?!? Dimmelo bastardo!!!!”- Esclamò Jack.
-“È lei il sacrificio. Non la salverai!!!!”
-“Vaffanculo pazzo!!!!” Esclamò Jack impaurito. E lo colpì usando la pistola.
Intanto il quadro si era dissolto del tutto e si vedeva una porta dietro di esso…la cornice e la porta…proprio come il quadro stesso raffigurava.
Aprì la porta e Jack ebbe un flashback risalente a quando era bambino.
“WOW!! Vado a Silent Hill!!!! Che forza!! Jack, Jack, vuoi venire con noi?”
“Non posso. Papà non mi ci manda. Mi dispiace…uffa!!”
“Vabbè fa niente…”
“Divertiti Martin…mi raccomando!!Mandami delle lettere qualcosa quando sei lì…Ok?”
“Va bene…ora vado…Ciao Jack!”
“Ciao Martin! A presto”
Poi un altro flashback.
“Papà…ma perché Martin non torna…papà????!!!”
“Non lo so Jack…non lo so…”
“Martin…non si è fatto sentire…forse si è trasferito là!”
“Probabile Jack…Adesso và a giocare.”
All’improvviso si risvegliò…e esclamò: “MARTIN!!!!!!!”.
Si trovava in un lungo e largo corridoio…-“Bene…è l’ultima scena…Siamo alla resa dei conti…”
Arrivò alla porta e l’aprì. Era una sala. Un’enorme sala.
Notò un foglio sul pavimento; lo raccolse. All’interno c’era scritto:
“CIAO JACK,
SONO QUI A SILENT HILL; NON MI STO DIVERTENDO MOLTO CON LA MIA FAMIGLIA, MEGLIO SE VENIVI ANCHE TU…COMUNQUE TRA DUE O TRE GIORNI RITORNO. I MIEI GENITORI SEMBRANO PREOCCUPATI, IL MOTIVO NON LO SO; FORSE PER QUESTO TORNIAMO PRIMA. BOH…
COMUNQUE CI VEDIAMO PRESTO. C’È QUALCOSA DI STRANO IN QUESTO PAESE.
UN SALUTO.”
“IL TUO AMICO,
MARTIN.”
Sotto la lettera c’era scritto qualche altra cosa, ma sembrava essere stata scritta da poco.
“FINALMENTE CE L’HAI FATTA AD ARRIVARE, JACK JASON…TI STAVO APETTANDO…”
“MARTIN”
-“Martin!!!! Sei qui?? Louiseeee!!!!”
Jack udì un grido. Si girò e vide Louise dietro di lui, appesa a testa in giù:il suo corpo cominciava a sgretolarsi…e i piccoli pezzi andavano a finire in un tombino sotto di lei.
-“ Oh mio Diooooo!!! Louiseeeee!!!! Noooo!!!”-
-“Aiuto Ja…”-…non riuscì a continuare. Il suo corpo finì di sgretolarsi…
-“Nooooooooooooo!!!!!!!!!!!”- Urlò piangendo Jack. Non poteva fare nulla.
Irato distrusse il tombino con una mazza che trovò sul posto e scese.
Era un’altra stanza, ma non una sala… c’erano candele accese dappertutto e in fondo si notava una grande sagoma.
-“Cos’è quello?”- Si chiese Jack con le lacrime agli occhi…
All’improvviso si ritrovò un’enorme faccia davanti ai suoi occhi, a pochi centimetri di distanza. Essa aveva gli occhi rossi e il colore della pelle rosso-marroncino.
-“Aaaahhhhhhhhhhhh!!!!”-Urlò sparando una decina di colpi ad occhi chiusi.
Riaprì gli occhi e la faccia era scomparsa. La sagoma c’era ancora, e sentì dei lamenti dietro di sé. Si girò e vide un vero e proprio mostro: era sollevato da terra e lo guardava con quegli occhi rossi…fece un sorriso maledettamente inquietante e subito lo attaccò con la sola forza del pensiero. Jack cadde a terra. Ma non aveva perso la pistola. Cominciò a correre disperato verso di lui e sparò altri 6-7 colpi. Il mostro non accusò nessun colpo. Così Jack, non sapendo che fare, decise di andare dietro ad un tavolo che sembrava un altare. Gli venne in mente il talismano. Lo mise sull’altare e subito una forte luce abbagliò il mostro. Non era una semplice luce, ma sembrava un vortice che lo intrappolò in quella piccola piramide. Jack cercò di prenderla in mano, ma si distrusse appena prima di toccarlo.
Controllò l’ombra e vide che era svanita.
-“Fanculo!!!!!”- Urlò Jack.
Ad un certo punto apparve una figura umana…era un bambino.
-“Ciao Jack!”- Disse il bambino.
-“Chi sei??”-
-“Ti ho detto che non è tardi…”-
-“Per fare che?? Chi sei??”-
-“Il Calice di Ossidiana, Il Libro delle Memorie Perdute, Il Crisma Bianco, Il Libro delle Cerimonie Cremisi. Sono tutte sull’altare. Prendili…sono i tuoi. Ti serviranno.”-
-“Ciao Jack.”-
-“Martin?”-
Il bambino non disse nulla, ma mentre se ne andava lasciò un sorriso che Jack non dimenticherà mai…insieme a tutta questa storia.
Fece quello che il bambino gli aveva detto. Prese i 4 oggetti che erano sull’altare e uscì dalla porta della stanza. Si ritrovò nella chiesa. Il corpo di Carl Preston era ancora lì, non morto. Jack non lo fece fuori, ma lo lasciò lì dov’era. Controllò gli oggetti e nel Libro Delle Memorie Perdute c’era un foglio. C’era scritto:
“METTILI DAVANTI AL QUADRO, DOVE HAI AVUTO ACCESSO ALLE VERE SOFFERENZE…”
“TI RINGRAZIO…”
“IL TUO AMICO,
MARTIN.”
-“Grazie a te…Martin.”- Disse Jack.
Mise gli oggetti davanti al quadro-porta e all’improvviso tutto cambiò. Si svegliò di botto su un letto dell’ospedale Brookhaven. Si alzò dal letto e subito andò a controllare nella stanza C1. Louise era là.
-“Louiseee!!!”- Esclamò Jack mentre correva verso di lei. Era sveglia.
-“Jack!!”-
-“È tutto finito Louise…è tutto finito!”-
-“Jack…che è successo?”-
Jack fece una risatina ironica.
-“Niente Louise…andiamocene da questa città!”-
Riuscivano a camminare entrambi. Uscirono dall’ospedale. La nebbia c’era, ma i mostri no, o almeno così sembrava. Lì davanti c’era la loro macchina. Entrarono, provarono a metterla in moto: funzionava.
-“Siiii!!!!!”- Esclamò Jack.
Louise lo guardò con un’aria confusa.
-“Via…torniamo a casa…!!Grazie Martin!”-
-“Martin??”- Chiese Louise.
-“Si. Un vecchio amico che ho rincontrato in questa città!”-
-“Ah! Ok.”- Disse Louise.
Consultando la mappa, Jack uscì da Silent Hill e poi scese dall’auto. Guardò la collina e le strade non c’erano più…
-“Addio Martin. Ti voglio bene, amico mio.”-
Rientrò in macchina e se ne andarono.